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Guida alla scarpe maschili – Parte 2

L’ultima volta abbiamo parlato delle lace-ups (ovvero le scarpe allacciate), questa volta entreremo nel mondo delle loafers, che in italiano traduciamo con mocassini (sebbene ci sia una differenza tra loafers e mocassins).

Iniziamo dicendo che le loafers sono scarpe senza lacci, sono scarpe basse (ovvero lasciano la caviglia scoperta), spesso presentano un basso tacco, spesso presentano una parte in pelle che attraversa la tomaia e, caratteristica che maggiormente le differenzia dai mocassins, presentano una suola separata rispetto a tutto il resto del corpo della scarpa.

Le loafers sono le scarpe semi-formali per eccellenza, perfette di giorno sotto qualsiasi abbigliamento e adatte per una serata informale.

Ma vediamo in che categorie si suddivide questo genere di scarpa:

Wildsmith Loafers

Prendono il nome dal calzolaio Raymond Lewis Wildsmith, che inizialmente le disegnò per Re Giorgio VI come scarpe da casa, sono poi diventate le classiche scarpe che si vedono ai piedi degli uomini di ogni tipo.

Aurland Loafers

Si differenziano dalle Wildsmith solo per la forma più massiccia e la tomaia spesso più lunga.

Penny Loafers

Decisamente il modello più comune di loafers, sebbene non vada più molto di moda da ormai più un decennio. Introdotte dalla G.H.Bass agli inizi del ‘900, si differenziano dalle altre scarpe per la distintiva fascia di pelle con la forma a diamante (la sella). Diventate le scarpe per eccellenza degli studenti dei college americani a metà anni ’50, la leggenda vuole che debbano il proprio nome al fatto che questi studenti, per differenziarsi dalla massa, introducevano nel taglio a diamante della sella un penny.

Tassel Loafers

Si pensa che queste scarpe siano una derivazione di una oxford con le pappine, sebbene non ci siano indizi storici ma soltanto un’improvvisa apparizione sotto ogni vestito americano a partire dai tardi ’60. L’unico elemento decorativo che presentano sono le nappine all’inizio del collo del piede su una tomaia solitamente pulita.

Gucci Loafers (Horsebit)

Mentre negli Stati Uniti e in Inghilterra le loafers impazzavano e diventavano rapidamente la scarpa più indossata, in Italia erano ancora percepite come un tipo di scarpa troppo casual e senza un vero utilizzo. Fu così che la maison fiorentina Gucci introdusse nel 1968 un modello di loafer in pelle nera (fino ad allora erano quasi sempre in marrone, per sottolineare appunto l’informalità) con l’aggiunta di un morsetto metallico sopra alla sella, dettaglio che diventerà il simbolo iconico delle calzature della maison. Mai modifica fu più apprezzata, e le loafers di Gucci spopolarono così tanto da dare al tipo di scarpa il proprio nome.

Belgian Loafers

Decisamente il modello più stravagante, le Belgian loafers furono introdotte negli anni ’50 da Henri Bendel, imprenditore e proprietario del negozio newyorchese che importò per primo negli States le calzature di molte maison – tra cui Dior, Chanel, Balenciaga. Questo modello si differenzia da tutti gli altri in quanto presenta una tomaia molto corta e a punta, in cima alla quale vi si trova un piccolo fiocchettino caratteristico. Inoltre, molto spesso questo modello si trova in pellami esotici o colorazioni variopinte e fuori dal comune. Soltanto negli ultimi tre-quattro anni hanno ricevuto un consenso su più ampia scala e dominano una parte ben precisa del settore calzaturiero.

Matteo B.
Matteo B.
Fashion Editor

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